A Milano per capire la maturità di una squadra che attraverso questo tipo di partite, deve capire gli obiettivi per i quali lottare. A San Siro la Fiorentina ha saputo incantare, stracciare la partita come nel Settembre 2015 quando con Paulo Sousa i viola si imposero per 4-1, ha deluso come l’anno successivo quando un’avvio sciagurato di gara portò i viola prima sul 3-0, poi sul 3-2 poi, complice anche un arbitraggio sciagurato di D’Amato, depose le armi sul contropiede finale dell’Inter che chiuse la partita. Ma la dimostrazione più bella a San Siro la Fiorentina l’ha data quando fece capire di essere una squadra in grado di soffrire. Il gol nella ripresa lo segna il talento cristallino di Salah, l’Inter prova a rialzare la testa ma i cambi di Mancini che opta per aumentare la densità area di rigore ma i viola tengono botta.

Poi accade l’imprevedibile: Aquilani da qualche minuto appare in difficoltà, la pressione dell’Inter è avulsa ma continua e lui è quello ha perso qualche palline di troppo. Montella se ne accorge e chiama il cambio, il terzo per i viola, proprio quando a terra c’è Nenad Tomivic infortunato. Non si capisce bene se il tecnico sia stato troppo precipitoso o vi sia effettivamente un clamoroso errore di comunicazione tra la panchina e il medico sociale, fatto sta che Vargas subentra a Aquilani e poco dopo Tomovic abbandona il campo, lasciando la Fiorentina in 10 uomini. Le incursioni dell’Inter a questo punto si fanno più frequenti, un clamoroso rigore in movimento ciccato da Icardi, chiuso da un destro piazzato che però sibila appena sopra l’incrocio e ancora un colpo di testa di Vidic deviato in angolo da Neto. La Fiorentina soffre ma non subisce. E allora, nuovo colpo di scena. Si infortuna anche Savic, pilastro della difesa viola. I gigliati sono tatticamente e fisicamente spacciati: San Siro è in svantaggio ma sembra sorridere. Grave errore. La Fiorentina non si disunisce, Vargas scala centrale di difesa, gli esterni, Joaquin e Salah si preparano alle fughe alla ricerca della profondità, il centrocampo, privo dei suoi elementi migliori, alla battaglia nel possesso palla. Il recupero? Eterno. Si gioca circa 7 minuti.
Al fischio finale il grido dal settore ospiti spezza il cielo di Milano. Una sofferenza infinita in una partita in realtà controllata fino al 70′. Venti minuti che qualsiasi tifoso viola sarebbe disposto a rivivere per provare ancora la gioia del fischio finale.

 

Photo by @AndreaMartini

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