Qualche anno fa, durante l’ evento della Hall of Fame tenutosi a Palazzo Vecchio, Gabriel Omar Batistuta si commosse quando specificò che c’era altro oltre i trofei, le ambizioni, le vittorie, disse che quello che per lui era importante, quello che rimane è l’aver difeso la maglia viola. Batistuta veniva da una terra lontana ma nonostante i record conquistati anche con la maglia dell’Argentina, certe parole d’amore le ha riservate solo ai colori viola. Difendere è più di amare perché ne è la dimostrazione.

German Pezzella arriva dalla stessa terra lontana che, alla luce della storia della Fiorentina e dei suoi campioni, tanto lontana non può certo essere, visto che Pezzella non è semplicemente un argentino a Firenze ma è ormai un argentino di Firenze: scuola River Plate, la squadra che tifa, che porta nel cuore e che segue da lontano con quella passione che rivede nei tifosi della curva Fiesole ogni domenica. Sotto quella curva camminò commosso dopo quei novanta interminabili minuti contro il Benevento e nonostante ancora la fascia fosse al braccio di Milan Badelj, sembrò guardare negli occhi di tutti per dire che nonostante quello fosse il momento più difficile, da lì si doveva ripartire, insieme.

Non fa proclami, è una guida silenziosa e intelligente, un grande giocatore all’altezza del comunicatore eccellente che sempre si dimostra: in campo il suo atteggiamento nei confronti dei compagni, degli avversari e del direttore di gara assomiglia al suo modo di giocare, elegante, sicuro e concreto. Di lui Pioli racconta che è il capitano che tutti vorrebbero, l’erede naturale di Davide, l’ultimo ad arrendersi. A Sassuolo quando la squadra è sotto 3-1 nei suoi occhi velati di mortificazione ad un certo punto si accende la scintilla: uscire sconfitti dal Mapei Stadium avrebbe sancito la fine della fiducia a Pioli, un terremoto che Firenze non si poteva permettere. E’ lui che ricompatta la squadra, è addirittura lui a guidare l’ultimo assalto, ad impostare la manovra che porta al goal del pareggio.

Contro la Sampdoria la Fiorentina faticava a camminare dopo la doppietta incassata da Quagliarella: dal 40′ in inferiorità numerica i viola erano passati due volte in vantaggio e due volte erano stati recuperati, addirittura superati a causa di un’incertezza difensiva che contro un centravanti come quello, non ci si può certo permettere. Ad una manciata di minuti dalla fine scoppia il parapiglia vicino alle panchine, il recupero pare destinato ad esaurirsi così. E invece la Fiorentina riprende lucidità, prova a non arrendersi anche perchè la palla è finita in angolo e si sa, sui calci piazzati sopperire all’uomo in meno è più facile. Pezzella non si limita ad andare a saltare di testa, a fare il ruolo “della torre” ma si getta sul pallone, si allunga al massimo della sue possibilità sul cross spiovente inventato da Chiesa e regala alla Fiorentina un punto che chissà, potrebbe essere fondamentale per la lotta al settimo posto.

Pezzella è l’ultimo ad arrendersi semplicemente perché è il primo a capire l’importanza di quello che sta difendendo: ogni volta che sotto la curva Fiesole alza la fascia di Davide Astori non ricorda soltanto il suo capitano ma rinnova la promessa. Quella che idealmente ogni capitano dovrebbe fare prima di prendersi un impegno. In nome di quella promessa German contro il Napoli ha capito che, nonostante il ginocchio facesse un gran male, lui accasciato a terra non poteva certo rimanerci. Avrebbe lasciato la squadra in 10, l’avrebbe lasciata senza di lui che comunque zoppicando poteva ancora correre, arrancando poteva ancora saltare suoi calci d’angolo, marcare a uomo gli attaccanti del Napoli nel loro assalto finale. Sapeva di poterlo fare perché poteva contare sui suoi compagni che quasi non ci hanno fatto accorgere delle reali condizioni del numero 20 viola che al triplice fischio come sempre, ha richiamato i compagni davanti ai tifosi.

Un giocatore così è, deve essere più forte di una previsione medica. Non ci stupiremmo di vedere l’ennesimo grande recupero del Capitano.

 

Photo by @AndreaMartini e @PaoloGiuliani

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