Quando a Luglio I Medicei hanno annunciato l’arrivo a Firenze di Francesco Minto si è subito avuto la percezione di come il rugby a Firenze fosse destinato ad importante un salto di qualità: classe 1987, 48 Caps in maglia Azzurra, dopo otto stagioni nel campionato Pro 14 vestendo la maglia di Benetton Treviso, “Yao” sceglie un nuovo progetto, una nuova avventura che lo attrae soprattutto perché, lavorando a fianco di Stefan Basson e Pasquale Presutti, potrà confrontarsi con un ruolo che lo attrae molto, quello di allenatore, mettendo a disposizione del gruppo le sue doti di giocatore e la sua grande esperienza.

–  Iniziamo subito parlando della super vittoria di domenica contro Fiamme Oro: una partita sempre in bilico che poi I Medicei sono riusciti a ribaltare a proprio favore…
Un segnale di crescita importante, una soddisfazione e una conferma per il lavoro che quotidianamente svolgiamo sul campo: la partita è stata altalenante, entrambe le squadre avevano grandi motivazioni, la sconfitta per le Fiamme Oro avrebbe significato staccarsi in maniera consistente dal quartetto di testa, quindi ci hanno dato veramente battaglia! Il gruppo è stato bravo a mantenere sempre la concentrazione, sopratutto nei passaggi di gara dove siamo andati in svantaggio, una lucidità che ci ha permesso di portare a casa questa bella vittoria che dà morale e soprattutto ci servirà come esperienza per il futuro.

– Sei nato a Merano, in Veneto, dove il rugby rappresenta molto più di un semplice sport… come è iniziata per te questa passione?
Quella con il rugby è un’avventura cominciata per le motivazioni che spesso portano i genitori a scegliere per i propri figli uno sport così dinamico: sono il secondo di tre fratelli, da piccoli le occasioni per azzuffarci in casa non mancavano, sicuramente serviva uno sfogo. Mi sono approcciato al rugby per la prima volta a scuola ed è scattata subito la scintilla! Una passione che è diventata il mio lavoro e che non ho mai abbandonato.

– Dal 2010 al 2018 hai vestito la maglia di Benetton Treviso: un’esperienza che sicuramente avrà lasciato tantissimi ricordi….
L’esperienza di giocare un campionato internazionale è un qualcosa che cambia completamente un atleta, ti dà l’opportunità di confrontarsi con altre realtà, con grandi campioni che hanno una formazione totalmente diversa dalla tua. Insomma rappresenta una crescita esponenziale.Ripensando a quegli anni non posso che ricordare con grande piacere le prime vittorie in trasferta raggiunte grazie ad un gruppo straordinario, compagni di squadra che sono diventati amici e che ancora oggi frequento con piacere….

– Una crescita che ti ha permesso di raggiungere la Nazionale. Per te un debutto contro un’avversaria niente male nel 2012… per ogni atleta la maglia Azzurra rappresenta qualcosa di importante, una sensazione che ti accompagna e che ricordi per tutta la carriera. E’ stato così anche per te immagino…
La maglia Azzurra è prima di tutto un grande onore. La prima convocazione con la Nazionale maggiore è arrivata all’età giusta, ero un giocatore giovane ma a 23 anni si ha comunque la giusta consapevolezza per affrontare una prova di questo livello. Non potrò mai dimenticare l’esordio all’Olimpico contro la Nuova Zelanda, un’avversaria che non ha bisogno di presentazioni.

– L’Italia nel match all’Olimpico contro il Galles ha registrato il secondo KO in questo Six Nations: hai visto la partita? Come ti sembra il livello di questa edizione?
Si, ho visto entrambi i match e devo dire che le sconfitte contro Galles e Scozia sono maturate contro avversarie che non sono così inferiori ad altre concorrenti al titolo, anzi sono squadre organizzate che soprattutto quando giocano nel proprio stadio sanno far valere il fattore campo. Contro il Galles l’Italia ha giocato un ottimo primo tempo, certo la prima meta dovuta forse ad una disattenzione, ha messo gli Azzurri nella condizione di rincorrere, cosa che non avvantaggia mai quando le partite sono così tirate

– Sei uno degli interpreti italiani migliori del ruolo di Terza Linea, credi che negli anni questo ruolo, come altri nel rugby, sia cambiato, che abbia avuto delle evoluzioni?
Mi ritengo molto soddisfatto per quanto riguarda la continuità che ho avuto nel giocare nel mio ruolo, una posizione che ha registrato un importante cambiamento negli schemi tattici. Siamo più coinvolti nel vivo dell’azione, nella gestione del gioco. Il flanker è molto importante per guadagnare metri di campo nel corso della partita, permette alla squadra di avanzare ed equilibrare la mischia: direi che abbiamo una funzione duplice, poiché in mischia abbiamo il compito di tenere compatto il pacchetto e quando la palla esce dalla mischia siamo i primi a doverci distaccare. Fisicamente forse sono leggermente cambiati anche gli standard che comunque sempre richiedono grande forza, capacità di placcaggio e velocità.

– Dopo 8 importantissime stagioni a Treviso quest’anno il tuo arrivo a Firenze: come ci racconteresti questi tuoi primi mesi con I Medicei?
Quando al termine della mia esperienza a Treviso ho valutato le proposte ho scelto Firenze anche perchè qui c’è la possibilità di mettermi in gioco a 360°. Mi sono messo a disposizione del gruppo non solo come atleta, affianco i due tecnici Stefan Basson e Pasquale Presutti nell’allenamento della difesa e i passi avanti che stiamo facendo proprio in quella fase, soprattutto nei mach contro Club esperti come Petrarca, Fiamme Oro e Rovigo, mi danno grande soddisfazione: sono uno tra i giocatori più navigati, voglio continuare a giocare ancora, ma aiutare gli altri a rendere al meglio nella loro posizione, significa rafforzare il gruppo nella lettura delle partite. Siamo una squadra anagraficamente giovane dove sono stati inseriti elementi di grande esperienza, uno spogliatoio molto unito e soprattutto ho la fortuna di avere compagni di squadra che non mollano mai di un centimetro.

 

Photo by @AndreaMartini

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