Facile partire dicendo: “la Fiorentina non sa più vincere”, i dati sono a disposizione di tutti. Noi però partiremo lo stesso da questo punto, per analizzare ciò che non ha funzionato nella sfida col Genoa, e precedentemente con Monza e Napoli.

La squadra è giovane, spigliata e a sprazzi -soprattutto col Napoli- divertente. Contro gli uomini di Ancelotti, la Viola di Montella è apparsa libera mentalmente, quasi come se non avesse niente da perdere: sicuramente anche questo punto ha inficiato nell’ottima partita disputata contro i partenopei.

Contro il Genoa però, tutto è cambiato. La piazza è ovviamente pretenziosa, soprattutto dopo gli anni difficili dell’ultima fase “dellaValliana”, e non vede l’ora di gioire, di sorridere: motivo per cui il tifo Viola si esalta velocemente, a volte anche senza motivi effettivi, ma critica tutto con la stessa felicità.

Dopo la prova col Napoli, la sfida col Genoa rappresentava per i tifosi la “prova del nove”, quella in grado di dimostrare il valore della nuova squadra. La squadra ha però deluso, più sul piano del gioco che sul piano del risultato: una prestazione diametralmente opposta rispetto all’ottima prova offerta la domenica scorsa.

La formazione inserita da Montella è sembrata impacciata, impaurita, l’esatto opposto della Viola spavalda e coraggiosa ammirata nella prima giornata. Per 70’ circa la Viola è sembrata fuori dal gioco, incapace di tenere a bada il proprio destino, ormai nelle mani degli avversari. La spavalderia vista al Franchi sembrava scomparsa, completamente annullata dalla paura: dalla paura forse di quelle alte aspettative riposte dall’intera piazza alla squadra, aspettative però molto diverse rispetto alla sfida col Napoli.

Se col Napoli, visto il divario tecnico enorme, la sconfitta era plausibile, gli amanti della Viola si aspettavano almeno un punto col Genoa, visto l’equilibrio tecnico (forse più porgente verso i Viola) fra le due squadre.

La Viola del primo tempo ha dato proprio l’impressione di non saper gestire tale responsabilità, di non essere ancora pronta sul piano mentale. Queste caratteristiche però arrivano col tempo, è ovvio: una rosa così giovane non può non patire della mancanza di determinate caratteristiche,che nascono soltanto dell’esperienza e della consapevolezza.

Ci vorrà del tempo, è chiaro. Non è stata però soltanto la “paura di far male” a portare alla -quasi- disastrosa prestazione di ieri. Il centrocampo infatti, per la terza uscita consecutiva, è sembrato in estrema difficoltà.

Castrovilli, anche col Genoa, ha continuato a lasciare ottime impressioni, mentre Pulgar è stato protagonista di un enorme passo indietro rispetto all’ottima prestazione contro il Napoli. Infine Badelj, insufficiente col Napoli e gravemente insufficiente col Genoa. Due prestazioni da horror per il regista Viola.

Non è però il caso di soffermarsi sulle prestazioni dei singoli, bensì del reparto in generale. La mediana Viola, da come evince dalle prime tre sfide, non riesce a dare equilibrio alla squadra, e di conseguenza non riesce a donare protezione al reparto difensivo. Una difesa che ha sì le sue colpe, ma che soffre enormemente le folate offensive dei centrocampisti avversari, praticamente mai controllate dal centrocampo Viola: questo è stato evidente sin dai primi minuti della nuova Fiorentina, anche con il modestissimo Monza di Brocchi.

E ora? Montella dovrà assolutamente trovare una soluzione, magari con un cambio modulo: l’arrivo di Caceres potrebbe permettere ai Viola di optare per un 3-5-2, oppure per un 3-4-3. Il problema è assolutamente risolvibile. Nella prima grande stagione di Montella a Firenze, la squadra aveva un centrocampo ancor più tecnico ed offensivo, ma che riusciva comunque a garantire buoni risultati in entrambe le fasi di gioco: può, anzi DEVE, essere soltanto questione di tempo.

La gara col Genoa è servita per evidenziare il problema: sarà sufficiente il ritorno di Badelj ai suoi livelli per risolvere il problema? Al momento è lui però il possibile “sacrificio” in un eventuale 3-4-3, vista anche la somiglianza con Pulgar nel modo di impostare l’azione.

Montella, ora tocca a te.

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