Giunto alla sua terza stagione alla guida della Rari Nantes, Roberto Tofani ha un approccio molto diretto alla sua professione, un ruolo dove non si deve mai commettere l’errore di dare qualcosa per scontato. Un gruppo giovane, talenti con grandi premesse chiamati subito al grande salto in massima serie! Il 5 Ottobre ecco il primo esame importante: arriva la Pro Recco!
Una chiacchierata in esclusiva per SportFiorentina con Roberto Tofani, tecnico della prima squadra della Rari Nantes, che ci ha raccontato di più sulle complesse dinamiche di precampionato del suo gruppo e di un mestiere difficile quanto affascinante: quello dell’allenatore.

  • Una nuova stagione, un roster giovanissimo e un esordio decisamente in salita: come procede questa fase di preparazione?

Siamo alla seconda settimana inoltrata di preparazione, sicuramente un momento importante per il proseguo dell’attività di programmazione della stagione: sono giorni indicativi che possono darci risposte importanti rispetto ai giocatori che potranno aggregarsi alla prima squadra. Il nostro organico è appunto molto giovane, ha qualità promettenti e questo è un onore ma anche una grande responsabilità: dobbiamo valutare al meglio come ogni giocatore possa essere funzionale al nostro progetto tecnico, facendo le giuste considerazioni. L’esordio a Firenze contro i Campioni d’Italia della Pro Recco è imminente, il 5 Ottobre non è poi così lontano.

 

  • Avendo anche un ruolo chiave in qualità di supervisore del settore giovanile, quali sono i punti di forza e le criticità a cui può andare incontro una squadra anagraficamente giovane come la vostra?

L’entusiasmo e la voglia di fare bene è una caratteristica impagabile propria dei gruppi giovani, una forza che gli atleti sono in grado di trasmettere a tutto lo staff tecnico e alla società. Certo avere in rosa alcuni giocatori che ancora frequentano la scuola superiore significa dover prevedere anche cali mentali vistosi, soprattutto in prossimità dei momenti più impegnativi della stagione: ci prepariamo al meglio proprio per arginare questi momenti, snodi fondamentali ai quali vogliamo arrivare in gran forma. Quest’anno il campionato ci mette comunque davanti ad un calendario atipico se si considera che dopo un iniziale rush di 11 partite ci saranno quasi 2 mesi di pausa, un periodo del quale dovremo essere bravi ad approfittare, nel quale noi tecnici dovremo fare le giuste valutazioni e i giocatori potranno tirare un po’ il fiato, preparandosi al meglio al finale di stagione.

  • Terza stagione sportiva a Firenze. Attorno ad una realtà storica come la Rari vi è sempre un interesse costante e appassionato: quale è la percezione per chi arriva da fuori?

A Firenze ho trovato una qualità del tempo e della vita ottimo e anche la mia famiglia vive al meglio questa splendida città. Sotto il profilo sportivo la città vive una sorta di simbiosi con la squadra di calcio, un entusiasmo e un amore che sono sotto gli occhi di tutti: certo Firenze è una città che si interessa molto alle sorti delle realtà sportive che la rappresentano e devo dire che il nostro pubblico è un certamente un tifo molto tecnico, io lo definisco quasi “tennistico”.

 

  • La vittoria del Mondiale da parte del Settebello ha alzato l’interesse dei più giovani attorno alla pallanuoto? E a proposito, a Suo avviso come si presentano gli Azzurri al prossimo appuntamento Olimpico?

Sicuramente si, vittorie come questa oltre che una grande gioia donano blasone a tutto il movimento della pallanuoto italiana che anche a livello giovanile sta facendo benissimo, basti pensare alla medaglia d’oro nell’Europeo Under 17. Alla spedizione Azzurra in Georgia ha preso parte anche il nostro Alessandro Carnesecchi e questo è per noi una grande soddisfazione. La squadra di Sandro Campagna ha dimostrato qualità importanti e grande unità: certo in Giappone troveremo avversarie di grande livello e soprattutto super motivate!
Anche a livello di Club l’Italia sta lavorando molto bene, le Final Eight di Champions League disputatesi lo scorso Maggio per la prima volta nella storia contavano ben tre squadre italiane, un grande risultato se si considera che molte società del nostro Paese devono quotidianamente lavorare in situazioni d’emergenza legate agli impianti, gli sponsor e le possibilità di avere la giusta visibilità.

 

  • La carriera di giornalista e quella di allenatore. Come racconterebbe queste due dimensioni professionali, unite sicuramente dalla centralità dell’elemento “comunicazione”?

Pur avendo sempre praticato sport a livello professionistico non ho mai svolto una sola attività: durante i miei anni da giocatore una parte importante della mia vita è stata occupata dall’università e una volta laureato ho intrapreso la carriera di giornalista. Il lavoro di corrisponde estero mi ha regalato tantissime soddisfazioni a livello umano e professionale ma ovviamente non è compatibile con la mia attuale attività di allenatore. Come dicevi la comunicazione svolge un ruolo centrale in entrambi i percorsi professionali nonostante si snodi in dinamiche diverse: l’allenatore deve mettere sempre in conto di doversi rapportare in modo diretto con il suo staff, i suoi giocatori, gli avversari, gestendo ogni problematica in moto diretto, cercando di trovare soluzioni e mettendole in atto. Servono empatia e pragmatismo, puoi essere il più preparato di tutti e potrebbe non bastarti! L’imprevisto è sempre dietro l’angolo, saper anche improvvisare è centrale. Dico sempre che l’allenatore è un uomo solo, grava su di lui il peso di ogni decisione, ma a differenza del giornalista che non conosce il pubblico a cui si rivolge, l’allenatore deve rapportarsi con tanti singoli. Sicuramente due professioni affascinanti che ho il privilegio di aver svolto e svolgere con grande passione!

 

 

Photo by Official Facebook @RobertoTofani

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