Quando lo avevamo intervistato lo scorso Giugno ci era sembrano fin da subito chiaro un aspetto del suo carattere: la concretezza. Lorenzo Dalla Porta quando parla di pista è sincero e lucido in modo spiazzante, non temporeggia, non fa “ricami” e a proposito del Mondiale in corsa ci aveva detto che per quanto difficile lui ci credeva e sentendosi pronto, competitivo e sereno ci avrebbe assolutamente provato fino alla fine.

Due giorni dopo sfiorò la gioia di trionfare di fronte nel suo pubblico, davanti non soltanto alla famiglia, che lo segue ovunque, ma a tutti quegli amici giunti festosi sul circuito di Scarperia per festeggiarlo: il Motociclismo più di qualsiasi altro sport ti fa comprendere come vincere sia importante ma se si punta al traguardo finale, trionfare nella singola gara non è assolutamente l’unica cosa che conta. Lorenzo ha puntato alla “guerra” e non solo alle “battaglie”, ha saputo aspettare il suo momento, non ha perso la testa quando qualcosa o qualcuno ha tentato di infastidirlo: sereno, lucido e con gli occhi puntati sull’obiettivo finale.

Nemmeno il tempo di festeggiare, di gioire per il primo gradino del podio in un “Tempio sacro” come Motegi e subito la testa corre in Australia dove ripetersi sarà fondamentale, dove arrivando con un gap di 47 punti dal secondo con 3 gran premi ancora da correre, far qualche calcolo è inevitabile ma potenzialmente pericoloso.
Nei giorni scorsi un lutto gravissimo che rischiava di metterlo KO, un dolore così inaspettato da essere impossibile da metabolizzare: la scomparsa della nonna Nicoletta, sua prima tifosa, ha reso questo finale di stagione di Lorenzo decisamente difficile da gestire da un punto di vista psicologico. Non ha mollato Lorenzo, anzi ha trovato in sé stesso energie nascoste e adesso è molto di più che in lotta per un sogno!

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