Fischio alla bocca e gioco fermo. Chiffi che indica il dischetto tra gli sguardi sbigottiti dei giocatori della Fiorentina tra i quali per stizza spiccano Caceres, Ghezzal e Pezzella ovviamente, l’unico che può parlare. Se ne sta in disparte Terracciano ma l’audio rileva distintamente il commento del portiere della Fiorentina che si domanda quale sia a questo punto il modo giusto di uscire per un portiere. O meglio, per un portiere della Fiorentina. A Roma.

No, non hanno fortuna gli estremi difensori viola all’Olimpico, in bilico tra il miracolo e la svista. Ma si sa, il calcio è questo… un’angolazione un po’ distorta determina il confine tra il penalty e la “bella parata”, la palla corre e decidere a velocità normale non è facile. Certo ci fosse modo di controllare… ah c’è? Ok, allora non è decisamente lo stadio di Terracciano e Dragowski. 

La Fiorentina di ieri è la squadra che ti aspetti di vedere contro i giallorossi, soprattutto se sulla tua panchina è seduto Giuseppe Iachini e in campo per loro c’è un Edin Dzeko in condizione stratosferica, “capopopolo” di una squadra motivata a ricacciare indietro i dubbi degli ultimi mesi, coincisi proprio con la risalita martellante del Milan di Pioli, partito diesel ma adesso veramente irresistibile. Caceres, Pezzella, Milenkovic e Terracciano non tradiscono: attenti, puntuali, compatti, non si fermano certo a specchiarsi quei quattro e ti fanno chiedere perché il Club dovrebbe iniziare un nuovo ciclo ambizioso, partendo con la cessione di uno tra Milenkovic e Pezzella. Siamo onesti: questa Fiorentina ha un gran potenziale ma i punti fermi son pochi. Facciamo che almeno quei pochi diventino inamovibili. 

 

Chiesa ha lo sguardo di chi vorrebbe sapere quale è la cosa giusta da fare. Ha reagito con sana rabbia allo scivolone fastidiosissimo del post Fiorentina-Hellas Verona, ha dimostrato impegno, polmoni e tecnica ma non può bastare per convincere e convincersi che il futuro è insieme: ci deve essere di più perchè lui, per bagaglio, attitudini e orgoglio è molto di più del giocatore visto a Roma. Manca Castrovilli, squalificato e la sua è una di quelle assenze che ti fa riflettere su come sia importante nell’economia del gioco della Fiorentina quel futuro numero 10 tutto umiltà e impegno ma che con i piedi e la testa sa accendere la luce. Un giocatore che è effettivamente in una situazione di forma non brillante ma che come i grandi, ribadisce la sua importanza soprattutto quando non c’è. Manca Lirola, che a Roma di fatto scende in campo ma non trova quella benedetta continuità che farebbe di lui un uomo importante per l’undici viola. Gli sprazzi di sé che ha regalato in avvio di 2020 ci hanno fatto pensare alla svolta, la cieca abnegazione e il sacrificio messi in campo contro il Torino e l’Inter pure. Tutte le attenuanti del caso ma così’ non può essere: si perdono punti importanti, basta un errore e salta un’occasione. Per la Fiorentina e alla fine anche per lui. 

Iachini ai microfoni non abbandona mai quella genuina educazione che ha fatto dire alla Curva Fiesole, “è uno di noi”. Spiega l’arrabbiatura nei confronti del direttore di gara con serenità, anzi addirittura di scusa per la reazione avuta nell’immediato e glissa sulla pioggia di domande dallo studio di Sky Calcio Show riguardanti il suo futuro e quello della panchina della Fiorentina. Fa finta di niente anche quando all’unisono gli viene fatto notare come la squadra sia clamorosamente al suo fianco, tradendo un’emozione soltanto quando Marocchi gli dice “Sappiamo quanto tu tenga alla Fiorentina”. Tanto. Così tanto che siamo certi che questa squadra correrà, unita e determinata (speriamo anche un po’ più lucida in fase di conclusione) fino alla fine.

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